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22/05/2010
Narrativa - “MARE
INVISIBILE” di Filadelfo GiulIano
recensione e conversazione con l’autore di Osvaldo Contenti
Il romanzo di Filadelfo
Giuliano è un noir di tipo metropolitano, ambientato principalmente
a Catania e a Praga, che con una buona dose di realismo e un attento
occhio critico analizza le grandezze e le contraddizioni dell’importante
capoluogo di provincia siciliano, assieme a quelle della capitale della
Repubblica Ceca, che nel libro in questione sono legate a doppio filo da
una comune trama di malavita organizzata.
Temi di infiltrazione
mafiosa che riportano subito alla mente il Leonardo Sciascia de Il
giorno della civetta o di Todo modo, ma che Giuliano, a mio
modo di vedere (lo verificheremo in una delle domande poste di seguito
all’autore), declina in modo differente rispetto al grande scrittore
siciliano, puntando i riflettori più sull’uomo che sulla società che lo
circonda, accendendo anche dei flash autobiografici, in una soggettiva
dove il narratore e il personaggio principale della storia sono una cosa
sola.
In tale ottica, “Mare
invisibile” (Azimut editore), propone una trama investigativa
mai fine a se stessa, bensì orientata a mettere a fuoco il malaffare e
il degrado che va espandendosi nelle città sopracitate, ma con la
peculiarità di rapportarsi sempre alla situazione di ogni singolo
personaggio. Come se questi attori, visti come “pezzi” di un grande
gioco di scacchi, acquisissero importanza non per il ruolo in sé, ma per
le “mosse” e le posizioni che via via andranno ad assumere nel dipanarsi
delle varie vicende. L’uomo al centro del suo destino è quindi il fulcro
del romanzo di Filadelfo Giuliano. Un’impostazione molto netta, che il
lettore farà bene ad adottare come chiave di lettura di tutto il
racconto.
Nondimeno, a parte le
decisive mosse del singolo, la pericolose e ramificate metastasi
provocate dall’insinuarsi della malavita organizzata nei gangli della
società sono ben presenti nella mente del Nostro. Un cancro del
malaffare che il corpo sano di Praga e Catania hanno finora saputo
contrastare efficacemente, anche se con vistose e crescenti difficoltà.
Difficoltà che Giuliano,
per una sorta di ideale prolungamento, incarnerà anche nell’incerto e
problematico protagonista del romanzo, il redattore di cronaca nera
Guido Scuderi, che in forza della sua professione e delle
frequentazioni praghesi, fino all’ultimo atto della storia si troverà
coinvolto più o meno direttamente nelle vicende che hanno portato
all’uccisione del pittore Massimo Pulvirenti.
Un assassinio che metterà
a nudo sia un fitto sottobosco di agganci malavitosi sorti tra Praga e
Catania che le debolezze e le contraddizioni del giornalista dell’Isola,
diviso com’è tra l’antica infatuazione per l’attraente Pavlina e
per l’altrettanto affascinante ma più assennata Giulia Consoli,
collega di redazione di Guido.
Un intelligente espediente
narrativo finalizzato a porre dinanzi ad uno specchio i peccati
individuali di Guido a quelli dei malavitosi, che quindi non potranno
che risolversi specularmente, a significare che il riscatto morale del
singolo può riflettersi anche sulla collettività.
Una visione forse un po’
romantica, al limite della forzatura, ma che ha l’indubbio merito di
porre il tema della responsabilizzazione di ogni singola persona a
simbolo di una pulizia morale capace di nettare, senza delegare a terzi,
anche il più piccolo ambito insozzato dall’illegalità.
Da ultimo, però, a
prescindere dagli aspetti malavitosi, va doverosamente segnalato che
l’ottimo romanzo di Filadelfo Giuliano offre anche un eccezionale e
affettuoso affresco di Catania e dintorni, impreziosito da amorevoli e
puntuali dettagli artistici e gastronomici. Per cui, nei seguenti
quesiti posti all’autore, ho posto l’accento sia sulla città di Catania
che sullo scrittore Leonardo Sciascia, menzionato all’inizio
dell’articolo.
Quanto ha inciso la
lezione di Leonardo Sciascia sul tuo romanzo che ha come centro nodale
la città di Catania?
Non molto. Solo qualcosa
dell’ultimo Sciascia quello di Una storia semplice e Il cavaliere e
la morte. Ho fatta mia la grande lezione in fatto di noir di
Jean-Claude Izzo. Dell’ultimo Sciascia mi ha interessato il suo stile
asciutto ed essenziale.
Quel “Mare invisibile”
che dà il titolo al tuo romanzo suona malinconicamente polemico.
Sbaglio?
Nessuna polemica. Il mar
invisibile a Catania è un dato di fatto. Il ponte della ferrovia ha
nascosto il mare alla città che in genere viene conosciuta come la città
etnea. Catania è più famosa per il vulcano che il mare che la bagna.
Questo ha anche un risvolto esistenziale. Un’assenza che incide sugli
umori e sul modo d’essere della città.
Note biografiche
dell’autore
Filadelfo Giuliano è nato
a Catania. Vive e lavora a Vicenza. Si occupa di letteratura ceca e ha
tradotto in italiano: Eravamo in cinque di Karel Polacek; lo
scrittore Tomas Garrigue Masaryk; e, per Salani, I ragazzi di velluto
di Sheila Och. Con Azimut ha pubblicato, nel 2008, Ritorno in Sicilia,
vincitore del Premio “A sud di Tunisi”, Città di Portopalo.
In libreria e on line:
“Mare invisibile” di
Filadelfo Giuliano è acquistabile in tutte le librerie della catena
Feltrinelli e nel sito di questo stesso editore all’indirizzo:
www.lafeltrinelli.it
e nel sito deastore.com
in:
www.deastore.com/libro/mare-invisibile-filadelfo-giuliano-azimut-roma-/9788860031129.html
Sito dell’editore:
www.azimutlibri.com
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