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09/05/2009
“GIORNI MANOMESSI” di
Roberto Ceccarini
Quando la poesia sposa la metafisica
recensione di Osvaldo Contenti
Credo che Giorgio De
Chirico avrebbe apprezzato molto le poesie di Roberto Ceccarini.
Dico questo perché le liriche raccolte nel volume intitolato “GIORNI
MANOMESSI”, pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di
Gian Franco Fabbri, secondo me hanno delle fortissime attinenze con
l’impianto metafisico dell’artista di Volos.
Infatti, tanto per cominciare, inizialmente entrambi gli autori
rivolgono il loro sguardo verso il passato per confrontarsi col
presente: De Chirico lo fece indirizzandosi verso i ruderi della
classicità greca e romana, mentre Ceccarini, nel primo capitolo del
libro, intitolato La guerra sparita, lo fa esaminando le macerie
del secondo conflitto mondiale, i Giorni manomessi, quelli del
titolo del libro, dove “i vivi cercano i morti”.
Un impressionante abbrivio comune che poi si concretizza in analogie
ancora più stringenti, in quanto il poeta di Latina sembra aderire
perfettamente a certe raffigurazioni di Piazze e Torri rappresentate a
suo tempo dal Maestro della metafisica.
Vi sembra assurdo? Ne volete un esempio? Allora, eccovene addirittura
due, tratti da una stessa poesia del Nostro:
“presto cercammo un via di fuga / e ci ritrovammo proiettati /
all’interno di una città / che non sembrava più la nostra”, (…), “colle
torce illuminammo / una torre che sembrava respirare”.
Due brani estremamente emblematici, mi pare, che anche un profano non
farebbe fatica ad associare a due notissime opere dechirichiane come
“Nostalgia dell’infinito” o “La torre rossa”.
Ergo, dal mio punto di vista, Ceccarini va letto e tradotto come fosse
un dipinto di De Chirico. Perché in entrambi i casi il significato
originario di luoghi e persone va valutato solo come “apparenza
realistica”, dato che dopo attento esame una torre o un tal personaggio
può non essere più tale. Come in un sogno, che dietro alle sembianze del
“vero” può celare innumerevoli interpretazioni simboliche.
Un articolato e complesso scandaglio che certo può comportare qualche
iniziale difficoltà da parte dei lettori meno avvezzi alla metafisica.
Per cui, il metodo che mi sento di suggerire è quello di leggere le
poesie di Ceccarini almeno due volte di seguito. Una prima volta
esaminando solo l’aspetto realistico e successivamente decriptandone
l’eventuale significato nascosto. Il mix delle due letture unirà le
diverse ottiche in una sola oggettivazione, proprio come succede
osservando e interpretando un’opera di De Chirico.
L’importante, comunque, è che il lettore si disponga a recepire l’input
poetico di Ceccarini con piacevole arrendevolezza, con duttilità di
pensiero, evitando di omologarlo alla poesia convenzionale. Se questo
avverrà, l’autore ripagherà questa attenzione con dei versi di
illuminata vena stilistica, accompagnata da una serie di immagini-mondo,
a volte crudeli e a volte soavi, in cui ogni lettore non faticherà a
riconoscersi e a collocarsi, provando su di sé, sulla propria pelle, il
senso di una commovente fanciullezza di fondo che il poeta permea su se
stesso e tutti noi, eterni bambini dall’incerto futuro, costretti a
voltarci indietro per ricordarci ogni volta la strada degli argomenti
perduti e dei pensieri ritrovati.
In Libreria e on line
Il volume di poesie
“GIORNI MANOMESSI” di Roberto Ceccarini, con la prefazione
di Giacomo Cerrai e le fotografie di Anna Di Prospero,
pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco
Fabbri, è acquistabile nelle librerie e on line all’indirizzo web:
www.editricelarcolaio.it
Info:
info@editricelarcolaio.it
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