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16/04/2009
“AFRICAN INFERNO” di
Piersandro Pallavicini
Il razzismo di casa nostra
recensione di Osvaldo Contenti
Un vita divisa in due.
Peggio, fatta a pezzi da una separazione coniugale che trasforma
l’agiato Sandro Farina, il protagonista del romanzo, in un quasi
diseredato. Per di più, squassato dai sensi di colpa per quell’unico
errore commesso, dall’impossibilità di vedere l’amatissima figlia Chiara
quando e come vorrebbe e da quello schifo di appartamento che condivide
con due giovani laureati africani. Assieme ai quali, e con altri quasi
fratelli dalla pelle scura, proverà sulla sua pelle il significato di
termini come “intolleranza” e “razzismo”, che anche la ricca e operosa
Pavia, aldilà del perbenismo di facciata, sa pronunciare con inaudito
spregio dei diritti naturali di ogni essere umano.
Una feroce fotografia della provincia padana che Piersandro
Pallavicini, all’inizio di questo diario in veste romanzata, ci
butta in faccia con fare aggressivo. E con un linguaggio crudo, scarno,
arrabbiato e nervoso molto simile a quello dell’“On the road” di Jack
Kerouac, manifesto del “mal di vivere” della generazione anni 50 e della
cosiddetta beat generation.
Ma con lo scorrere delle pagine di “AFRICAN INFERNO” (ed.
Feltrinelli) la prosa, inizialmente un po’ troppo spontanea, si fa
più attenta e ponderata, sciorinando un’analisi approfondita del profilo
psicologico dei tanti personaggi che popolano le 331 pagine del romanzo.
Poi arrivano anche i flashback e il racconto assume un taglio
cinematografico. Per cui, il romanzo, più che in capitoli, sembra
dividersi in scene e quadri componibili, che a seconda delle vicende
narrate si possono ricomporre in un insieme a volte un po’ disomogeneo,
ma tuttavia sufficiente a svelarci le dinamiche di un microcosmo
multirazziale che, per analogia, possiamo adottare per leggere i
cambiamenti in atto nell’intero territorio nazionale.
Infine, quasi verso la conclusione del romanzo, arrivano le pagine
migliori. L’autore, liberatosi dal lungo approccio di un libro-sfogo,
finalmente prende coscienza di poter svolgere il proprio vissuto in un
piano narrativo sempre arrabbiato, ma diluito con eleganza descrittiva,
con analisi psicologiche complesse e con una minuzia di particolari
comportamentali che prima ci venivano negati.
Il che, stilisticamente, divide il libro in due parti distinte, spezzate
come il suo protagonista, il quale, solo verso la conclusione del
diario-racconto, riesce a rivolgersi ai lettori più che a se stesso.
In Libreria e in Rete.
Il romanzo “AFRICAN
INFERNO”, oltre che nelle librerie, è acquistabile anche on line
all’indirizzo:
www.lafeltrinelli.it/products/9788807017759/African_inferno/Piersandro_Pallavicini.html
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