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12/01/06
“Sobrieta’ - Dallo spreco
di pochi ai diritti per tutti” di Francesco Gesualdi
Si tratta dell’estratto di
due significativi capitoli del libro: “Sobrietà -
Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti” di Francesco Gesualdi
(Centro Nuovo Modello di Sviluppo), Feltrinelli. Il libro era stato
segnalato nella rivista “Qualevita” di Pasquale Iannamorelli e merita di
essere letto.
Un’impronta
grande cinque pianeti
.....Si provi solo a immaginare cosa succederebbe se tutte le famiglie
cinesi avessero un’automobile ciascuna, o se gli indiani consumassero
duecento chili di carta a testa all’anno, come facciamo noi del Nord. Di
colpo l’anidride carbonica salirebbe alle stelle e le foreste verrebbero
abbattute a un ritmo assai più veloce, con conseguenze incalcolabili
per il clima, per la concentrazione di ossigeno e la conservazione del
suolo.
Qualcuno ha voluto fare dei conti più precisi ed e’ giunto alla
conclusione che, se volessimo garantire a ogni abitante della Terra lo
stile di vita americano, ci vorrebbero cinque pianeti. Il calcolo e’
scientifico e si basa sull’impronta ecologica, un concetto elaborato da
alcuni ricercatori americani per valutare l’impatto sulla natura dei
nostri consumi. Più precisamente, l’impronta ecologica misura la
quantità di terra fertile utilizzata da ciascuno di noi per sostenere i
propri consumi. Purtroppo abbiamo perso il contatto con la natura,
dimenticando che gran parte dei nostri consumi proviene dalla terra.
L’esempio più evidente e’ il cibo. Ma anche la carta affonda le sue
radici nella terra perché proviene dagli alberi. Perfino l’anidride
carbonica, che fuoriesce dai nostri tubi di scappamento, può essere
espressa in metri quadri di terra, perché riciclata dalle piante. Per
esempio, ogni volta che bruciamo un litro di benzina abbiamo bisogno
dell’intervento di cinque metri quadrati di foresta.
Facendo tutti i conti, si scopre che ogni americano utilizza 9,5 ettari
di terra, mentre un indiano 0,8. Gli italiani stanno nel mezzo con 3,8
ettari. Se prendiamo l’insieme delle terre fertili del mondo e le
dividiamo per la popolazione terrestre, risulta che ogni abitante gode
di un’impronta di 1,9 ettari. Gran parte della popolazione terrestre sta
sotto, ma poiché i benestanti sono largamente al di sopra, nel
complesso l’impronta media mondiale e’ di 2,2 ettari che e’ il 21% più
alta di quella ammissibile. Non a caso l’anidride carbonica si sta
accumulando nell’atmosfera e già oggi avremmo bisogno di un altro
pianeta. Di qui la conclusione che se tutti avessero l’impronta degli
americani, che e’ cinque volte più alta di quella ammissibile, ci
vorrebbero cinque pianeti.
Dimagrimento necessario e possibile
Mentre appare assodato che non possiamo portare tutti gli abitanti del
pianeta al livello di vita degli americani o degli europei, e’
altrettanto certo che i poveri della Terra devono uscire dalla miseria
in cui sono stati scaraventati. Essi hanno il diritto di mangiare di
più, vestirsi di più, avere più scarpe di quante ne abbiano, curarsi
di più, studiare di più, viaggiare di più. Ma potranno farlo solo se
i benestanti accetteranno di consumare di meno. Volendo usare una
metafora potremmo dire che il mondo e’ come se fosse abitato da pochi
grassoni che convivono con un esercito di scheletrici. Gli scheletrici
hanno bisogno di mangiare di più, ma possono farlo solo se i grassoni
accettano di sottoporsi a cura dimagrante perché il cibo e’ contato e
non si può produrne di più. La morale della favola e’ che non si può più parlare di giustizia senza tenere conto della
sostenibilità e
l’unico modo per coniugare equità e sostenibilità e’ che i ricchi si
convertano alla sobrietà. Ossia a uno stile di vita, personale e
collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito
nei cicli naturali.
Sobrietà non significa ritorno alla candela o alla morte per tetano.
Significa eliminare gli eccessi e rimodellare il nostro modo di
produrre, consumare e organizzare la società. Tuttavia, siamo così
abituati all’abbondanza che l’idea di vivere diversamente ci spaventa.
Nella nostra fantasia si affacciano immagini di privazioni e sofferenze.
Il terrore ci pervade e facciamo dietrofront verso “l’isola del più”
che, pur essendo popolata da mostri quali la guerra, l’ingiustizia e il
degrado ambientale, ci offre un grande senso di sicurezza.
Ma la sobrietà non ci spaventa solo per i cambiamenti nello stile di
vita personale. Ci spaventa anche per i suoi risvolti sociali. In primo
luogo siamo preoccupati per l’occupazione. Se consumiamo di meno, come
creeremo posti di lavoro ? Parallelamente, siamo preoccupati per i
servizi pubblici. Se produciamo di meno, e con minori guadagni, chi
fornirà allo stato i soldi per garantirci istruzione, sanità,
viabilità, trasporti ?
In conclusione, e’ possibile vivere bene con meno ? E’ possibile
coniugare sobrietà con piena occupazione e garanzia dei bisogni
fondamentali per tutti ? E’ possibile passare dall’economia della
crescita all’economia del limite, facendo vivere tutti in maniera sicura
?
La risposta e’ sì. Ma bisogna saper mettere in atto quattro rivoluzioni:
la rivoluzione degli stili di vita, la rivoluzione della produzione e
della tecnologia, la rivoluzione del lavoro, la rivoluzione
dell’economia pubblica. Queste sono le nostre sfide.
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