08/05/05
“Non aver paura” di
Angelo Longoni
Bambini inascoltati e adulti inadeguati
recensione di Osvaldo Contenti
Un thriller insolito, ma
molto ben articolato nel sostenere il non facile equilibrio tra suspence,
scontri tra coniugi separati, telefonate erotiche e un bambino che
sconta più di tutti le gravi tensioni che lo circondano. Il ragazzino in
questione è Luca (ottimamente interpretato da Marco Ragno, il più
giovane ma il miglior attore del film), che per difendersi da un mondo
di adulti, sempre troppo violento e chiuso al confronto, si inventerà la
compagnia di un alter ego immaginario, Tommi (Andrea Ragno),
capace di palesare a Luca ciò che lo stesso ha paura di poter
comprendere a fondo, perché capire lo fa star male.
Angelo Longoni, dunque, affrontando questa serie di conflitti
tramite la visuale e il giudizio di Luca, non fa altro che mettere in
piazza un’odierna e sconsolante, ma molto verosimile, galleria di adulti
che ha ben poco da insegnare ai propri figli. Adulti capaci solo di
litigare, in pubblico e in privato, di menare le mani, di non porsi mai
in discussione, di tradire, di mentire e, all’ennesima potenza, di
godere della paura altrui in un misto tra perversione pedofila e
sadismo.
Sarà
la madre di Luca, Laura (Laura Morante), a subire le pressioni
del maniaco pedofilo. Ma in una posizione di grave deficit psicologico,
perché marchiata dal senso di colpa di ascoltare le minacce del sadico
lavorando in una Hot line, per giunta all’insaputa dell’ex marito e,
ovviamente, del figlio. Dal canto suo, il padre di Luca, Franco (Alessio
Boni), ha anche lui qualcosa da nascondere all’ex moglie e al
figlio: una relazione sentimentale con Chiara (Eleonora Ivone),
che va ad aggiungersi allo stillicidio di insicurezze già patite dal
binomio Luca/Tommi.
Uno sconvolgente quadro di colpevoli assenze, insomma, di negazione
all’ascolto e di inutili e dannose ipocrisie che in “Non aver paura”
sembrano dirci che Angelo (Cesare Adolfo Bocci), l’interlocutore
telefonico di Laura, non è l’eccezione, ma lo squallido prodotto di
tutte quelle mancanze messe assieme. Un giudizio molto duro, quindi, nei
confronti di una società che dietro alla sua parvenza perbenista può
spesso celare un orribile mostro assolutamente insospettabile, ben
evidenziato dallo scioccante finale a sorpresa del film.
Dulcis in fundo, ad impreziosire maggiormente la pellicola di Longoni,
c’è il delicatissimo ed emblematico brano musicale intitolato “Non
Rispondi”, cantato dall’ispiratissima Manuela Zanier. Una
canzone che a nostro avviso, però, avrebbe dovuto avere maggior risalto
all’interno del film, in quanto risulta troppo in sottofondo a livello
sonoro. Un peccato veniale al quale il regista potrebbe porre rimedio
innalzando il volume di quella traccia musicale. Per far sì che il film
venga sublimato da un brano di alto livello simbolico e artistico, che
quindi avrebbe tutte le qualità per sintetizzare musicalmente le forti
tematiche proposte dall’ottimo film del regista milanese.
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