27/05/05
“La storia del cammello
che piange” di Byambasuren Davaa e Luigi Falorni
Coccole e musicoterapia tra uomini e cammelli
recensione di Osvaldo Contenti
Una
vicenda poetica e toccante che ci parla dal fondo di un’anima spesso
dimenticata: l’atavico senso di rispetto e convivenza tra uomini e
animali. Un rispetto indirizzato a un comune sentire che, anche nei
sentimenti, condividendo il dolore di un parto o il pianto di un
cucciolo abbandonato, ritrova un humus di appartenenza tra uomini e
cammelli. Specie così diverse fra loro, ma così simili grazie a quel
misterioso unicum da cui tutti proveniamo.
Un viaggio nelle nostre radici più profonde, insomma. In compagnia di
una famiglia di nomadi della Mongolia del sud che con gesti
semplici, quanto autentici, ci fa ritrovare il gusto di essere uomini;
ineffabili protagonisti di una Natura che, per scelta o per caso, ci ha
posto a guida di un regno animale che troppo spesso disconosciamo.
Perciò
“La storia del cammello che piange” non è che una splendida
metafora tracciata sulle linee del lungo cammino dell’Uomo intrapreso
milioni di anni fa, a fianco di animali prima temuti e combattuti e poi
allevati, coccolati e amati come una persona di famiglia.
Attraverso gli spogli paesaggi delle dune del deserto del Gobi
ritroverete tutto questo. E di sicuro, se vorrete, ritroverete anche voi
stessi. In un Io antico, certo, perché collimante con l’alba dei nostri
pensieri, con la briciola di universo che siamo e con la pangea di
lacrime che ci unisce al pianto di una madre, umana o animale che sia.
Un’esperienza unica, quindi, ma se affrontata senza resistenze. Che ci
porrà al centro di una storia madida di sensazioni da riscoprire, in
specie assistendo a un canto propiziatorio che dalle popolazioni nomadi
viene vissuto come una tranquilla pratica quotidiana. Un rito della
musica che in seno a questo documentario narrativo trasforma il
cantato “hoos”, accompagnato da un violino e ripetuto come un
mantra, in una melodia che traduce il suono proprio di una cammella
restia ad allattare il suo cucciolo. Il risultato di questa
“musicoterapica” tradurrà, senza bisogno di altre parole o commenti,
un’empatia tra uomini e animali che non solo è auspicabile ma realmente
possibile.
Sito
ufficiale del film
www.kamelfilm.de
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