18/01/05
“RAY” di Taylor
Hackford
Tutti in piedi per il genio del soul!
recensione di Osvaldo Contenti
Se Dio ama la buona
musica, Ray Charles, accompagnato da un coro di cherubini, adesso starà
sicuramente cantando e suonando il pianoforte al cospetto di un Creatore
probabilmente compiaciuto di aver contribuito a plasmare un tale
fenomeno musicale. Per noi mortali, invece, purtroppo, “il genio del
soul” ha lasciato le lande terrene lo scorso 10 giugno 2004, anche se la
forza dirompente della sua musica, un miscela esplosiva di gospel e
blues, resterà immortale per noi tutti come per le future generazioni.
Ma
se il talento di questa autentica leggenda della musica americana è
conclamato, grazie al successo planetario di splendidi brani come “I’ve
Got a Woman”, “What’d I Say”, “Drown in My Own Tears”, “Unchain My Heart”,
“Georgia on My Mind” e tanti altri, la storia di Ray Charles Robinson,
nato ad Albany, in Georgia, il 23 settembre 1930, è probabilmente meno
nota.
Una lacuna che il film di
Taylor Hackford ha voluto tenacemente annullare, tramite una ricerca
condotta dallo stesso regista e dall’attore Jamie Foxx per ben quindici
anni!
Il risultato di questa
prolungata escavazione biografica, spesso in stretta collaborazione
proprio col grande Ray, è un film straordinario per intensità e onestà.
Un ritratto senza veli, alle volte anche spietato, su “the genius” e le
sue grandezze, ma anche sulle sue contraddizioni e debolezze. Quindi
vero fino all’osso. E capace di farci commuovere e gioire, in specie
riascoltando dei brani che sin dalle prime battute mandano in paradiso,
con la smania irrefrenabile di battere il tempo e applaudire a scena
aperta come se Ray fosse lì.
Una
Ray Charles che sin da bambino vede dispiegata la propria esistenza su
strade di indicibile dolore. Dapprima per la vicenda dell’orribile
annegamento del piccolo fratello George, di cui Ray fu testimone e che
lo tormenterà per tutta la vita, e poi per il grave glaucoma che lo
portò alla cecità a soli sette anni.
Circostanze che avrebbero
spezzato la vita di chiunque, ma non quella del giovane Ray. Grazie
soprattutto alla madre, Aretha Robinson, che gli insegnò, con dolcezza
ma profonda determinazione, a cavarsela da solo anche nelle situazioni
più difficili.
Fu così che il giovane Ray,
nel ’48, nonostante la cecità, lasciò il sud con destinazione Seattle
per cercare un approdo al suo estro musicale già marcato da una solida
preparazione pianistica. E pur tra raggiri, sfruttamenti e persone con
la moralità sotto i tacchi, per Ray Charles arriveranno i primi successi
dovuti esclusivamente al suo incredibile talento.
Il film di Taylor Hackford,
intitolato semplicemente “RAY”, titolo azzeccato, come se si trattasse
di un caro, vecchio amico di tutti, racconta tutto questo e moltissimo
altro sulla biografia del nostro, affidando l’interpretazione di Ray
Charles ad un eccezionale Jamie Foxx, che si muove, canta (in playback,
su brani sempre originali) con straordinaria affinità rispetto al
personaggio di cui veste i panni. Spesso, anzi, dando la sensazione di
essere l’autentico Ray Charles e non il suo alter ego filmico. Questa
impeccabile e generosissima interpretazione credo porterà, di diritto,
Jamie Foxx ad una nomination di primo piano per l’assegnazione di un
Oscar come attore protagonista. Sarebbe un giusto e doveroso
riconoscimento non solo all’attore, ma anche, emblematicamente, ad un
grandissimo innovatore del panorama musicale mondiale di nome Ray.
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