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05/01/04
“Il Cartaio”
di Dario Argento
Quattro assi e un jolly per il video poker di Dario Argento
recensione di Osvaldo Contenti
foto di Lucia Ferrario IN ESCLUSIVA PER PALCOSCENICO
Sino a
pochi anni fa, andare a vedere un film di Dario Argento garantiva alla
maggior parte degli spettatori una massiccia dose di tensione, spaventi
e paure che rimanevano attaccate alle persone, come vischiose
ragnatele, ben oltre il tempo di proiezione.
Al tempo, si parlava per mesi di un film di Argento, riavvolgendo il
nastro delle mutilazioni e di altri orrori con sincera inquietudine.
Ma oggi la situazione è completamente cambiata. Perché rispetto
all’orrore quotidiano dei morti in guerra e delle decine di corpi
dilaniati dall’azione kamikaze di uomini o donne-bomba, francamente
anche un film del maestro del brivido risulta uno zuccherino al
confronto dell’orribile attualità mostrataci ogni giorno in tv.
Il
fatto è che dall’11 Settembre in poi la realtà ha superato di gran lunga
la fantasia in fatto di male assoluto e di conseguente orrore.
Per cui, non solo Argento, ma tutti gli autori legati al genere
sanguinolento devono scontare un notevole impasse, derivante per forza
di cose dall’attuale atmosfera di morte globalizzata che nessun film può
nemmeno pensare di emulare.
Non sappiamo se Argento abbia avvertito tutto questo girando il suo
nuovo film. Ma sta di fatto che “Il Cartaio”, per risultare avvincente e
intrigante, gioca quattro ottimi assi che suonano come alternativi per
arrivare al risultato voluto.
Uno di questi assi è l’ottimo pacchetto di giocatori, agguerriti quasi
quanto quello di mischia degli All Blacks, costituito dai giovani e
giovanissimi attori presenti nel cast.
Tra essi spiccano Stefania Rocca (l’ispettore di polizia Anna
Mari), Liam Cunningham e Claudio Santamaria (colleghi di
Anna), Silvio Muccino (Remo, un giocatore esperto di video
poker) e Fiore Argento (la ragazza del manifesto del film, una
delle vittime dell’assassino seriale), che per bravura e spontaneità
risultano la principale carta vincente di questo giallo a sfondo
tecnologico, dove un serial killer sfida la polizia a giocare a video
poker nella Rete, imponendo ogni volta come posta in gioco una vita
umana.
Gli
altri tre assi nel mazzo da poker del film, scaturiscono dall’attento e
serrato montaggio operato da Walter Fasano, dalla splendida fotografia
con luci naturali messa in atto da Benoit Debie e dal superlativo
iperrealismo in fatto di effetti speciali e visivi concepiti da Sergio
Stivaletti.
In tale contesto, il jolly, che nel poker non esiste, ma che
costituisce, come vedrete, una “licenza narrativa” del film, è
sicuramente ravvisabile nelle musiche di
Claudio Simonetti, davvero
imbattibile nel trasmettere dell’autentico brivido con poche ma azzeccatissime sequenze di accordi. Evidentemente, Dario da buon
director ha saputo coordinare e valorizzare tutti questi elementi
dimostrando di saper giocare molto bene le sue carte…
* Osvaldo Contenti è autore assieme a Renzo Rossellini
del volume "Chat room Roberto Rossellini", Luca Sossella editore, pagine
160, euro 15
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