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22/05/04
EDIPO A COLONO
Il contenuto della tragedia
Edipo, allontanatosi
volontariamente dalla città di Tebe per non
contaminarla con la sua colpa, vaga di città in città, accompagnato
dalla figlia Antigone, finché giunge nel demo attico di Colono, alle
porte di Atene. Gli abitanti della città, in un primo tempo, vogliono
scacciarlo per paura della contaminazione, poi, impietositi dal racconto
della sua vicenda, si rivolgono al loro re Teseo.
Giunge nel frattempo da Tebe Ismene, sorella di Antigone e figlia di
Edipo. La ragazza comunica al padre il pericoloso litigio per il
possesso del regno che oppone i due fratelli Eteocle e Polinice e gli
rende noto il responso dell'oracolo, in base al quale la città che
avesse offerto la sepoltura a Edipo sarebbe stata inviolabile.
Arriva in seguito Teseo, che, dopo aver parlato con Edipo, gli
garantisce assoluta protezione nel suo territorio. Il vecchio deve
comunque affrontare sia Creonte sia il figlio Polinice, che giungono
entrambi con il fine di ricondurre in patria il vecchio re. Edipo si
oppone risolutamente al cognato, che addirittura rapisce, per conseguire
il suo scopo, Antigone e Ismene. Teseo, però, riesce a recuperare le
ragazze e costringe Creonte a tornarsene a Tebe. Per intercessione delle
sorelle e di Teseo stesso, Polinice ottiene un colloquio con il padre,
che si conclude in modo funesto con la predizione da parte di Edipo
della morte dei due fratelli.
Quando sulla scena si ode un tuono, Edipo si avvia, seguito da Teseo,
verso il bosco sacro alle Eumenidi. Dopo aver svelato al re i segreti
necessari a garantire la buona sorte di Atene, Edipo prodigiosamente
scompare. La tragedia si conclude con il ritorno di Antigone e di Ismene
a Tebe, nel tentativo di migliorare la sorte dei fratelli.
La struttura dell'opera
L'Edipo a Colono,
come l'Edipo Re e come molte altre tragedie di Sofocle, ha per
protagonista un solo personaggio, attorno a cui ruota l'intera vicenda;
questo personaggio è ovviamente Edipo.
A parte questo carattere comune, è però possibile evidenziare anche
numerose differenze tra le due tragedie.
La più importante diversità, che sottende a tutte le altre, è
rappresentata dal periodo in cui Sofocle compose i due drammi: l'Edipo
Re è un'opera della maturità di Sofocle, mentre l'Edipo a Colono
risale ai suoi ultimi anni di vita. Questo aspetto incide
profondamente sulle caratteristiche delle due tragedie. In primo luogo,
pur avendo entrambe Edipo come protagonista, ne presentano aspetti
differenti: nella prima l'eroe è giovane, nella seconda egli è invece
prossimo a morte; cambiano di conseguenza anche le sue caratteristiche
peculiari. Anche a livello contenutistico le due tragedie si rivelano
quindi profondamente diverse; ma è nondimeno possibile sottolineare la
loro diversa struttura compositiva. L'Edipo a Colono è l'opera in
cui Sofocle realizza tutta la ricca varietà della sua sapienza
compositiva: recitazione, canto degli attori e canto del coro si
intrecciano in sistemi complessi, sulla scena si hanno inoltre grandi
movimenti di masse, che conseguono un effetto tanto più spettacolare in
quanto sono sempre organizzati intorno alla figura del vecchio Edipo.
Un'ultima importante caratteristica strutturale è rappresentata dal
coro, che è parte integrante dell'azione in base a sistemi di
responsione molto articolati e organizzati in base a una struttura
simmetrica nella quale dialogano attori e coro.
La figura di Edipo
La figura del protagonista risulta profondamente
mutata nel passaggio dall'Edipo re
all'Edipo a Colono.
La decisione e l'impulsività sono diventate pazienza, capacità di
sopportare, ma anche durezza irosa; l'amore per i figli dimostrato
nell'opera precedente, in cui chiamava con questo nome anche tutti i
sudditi, si è trasformato in una repulsione totale da un lato, tanto
radicale da non dimostrare pietà neanche per il figlio Polinice; d'altra
parte è rimasto come sincero e profondo affetto nei confronti delle
figlie. Infine la sua fiducia nell'intelligenza e nelle capacità
dell'uomo, si è tramutata in stanchezza di vivere.
Edipo non risulta inoltre pacificato con il suo destino, in quanto, in
questo periodo della sua vita, ha maturato la consapevolezza che, oltre
all'oggettività dell'atto, nell'agire umano conta anche
l'intenzionalità. La vicenda dell'eroe si conclude quindi tragicamente
rispetto agli ideali in cui credeva all'inizio, e la sua morte
misteriosa acquista un valore
salvifico e liberatorio.
EDIPO
A COLONO SECONDO MARTONE ALL'INDIA DI ROMA
Lo
spettacolo chiede al pubblico un'adesione fisica.Si inizia ad un'ora
insolita: le 19,30 come accadeva nella Grecia Antica.
Uno spettacolo che chiede al pubblico un'adesione fisica, una
partecipazione rituale: questo e' l'Edipo
a Colono
di Sofocle, in scena al Teatro India di Roma, con la regia di Mario
Martone, in una produzione esclusiva del Teatro di Roma, posto sotto
la direzione di Giorgio Albertazzi.
Edipo a Colono e' direttamente collegato all'Edipo re,
messo in scena, dallo stesso Martone, al Teatro Argentina nel 2000.
Come sempre, una particolare attenzione e' dedicata dal regista alla
scenografia dello spettacolo, con uno studio approfondito della
divisione degli spazi: nel passato Edipo re all'Argentina, la
Tebe della peste e della tirannia era rappresentata come un luogo
claustrofobico, mentre il palcoscenico coincideva con il palazzo dei
potenti e la platea con l'agora', da dove il pubblico poteva 'spiare' il
coro.
Nel Teatro India, invece, per rappresentare Colono, la citta'
dell'accoglienza, saranno utilizzati anche gli spazi esterni: qui il
pubblico sara' un tutt'uno con il coro, e nel corso dello spettacolo gli
spettatori dovranno spostarsi da una sala all'altra.
"Un'atmosfera magica ed esoterica - cosi' l'ha definita il
regista, che sottolinea anche l'attualita' della trama dell'Edipo a
Colono- Anche se il testo dello spettacolo e' sostanzialmente
fedele allo scritto di Sofocle, il tema e' moderno, perche' descrive
cosa accade quando una democrazia s'indebolisce e lascia spazio
all'antica legge, quella che toglie anche il diritto di parlare".
L'Edipo a Colono conclude la stagione teatrale del Teatro India, fondato
dallo stesso Martone nel 1999.
Le 36 rappresentazioni dello spettacolo si svolgeranno al tramonto, e
sara' il pubblico stesso ad accogliere il cieco Edipo, che accompagnato
dalla figlia Antigone, giunge nei pressi di Colono dove verra'
benevolmente ricevuto dal re Teseo e osteggiato da Creonte.
E proprio a Colono, il vecchio Edipo, dopo il drammatico incontro con il
figlio Polinice, trovera' la morte.
Ufficio Stampa Teatro di Roma
Edipo a
Colono
di Sofocle
traduzione di Guido Paduano
regia
Mario Martone
scene
Mimmo Paladino
al Teatro India di Roma dal 4
maggio al 13 giugno 2004
Debutta martedì 4 maggio – con
repliche fino a domenica 13 giugno 2004 – al Teatro
India di Roma, Edipo a Colono
di
Sofocle, regia di Mario Martone, in una produzione
esclusiva del Teatro di Roma, diretto da Giorgio Albertazzi.
“Tre anni fa ho messo in scena
I sette contro Tebe
di Eschilo nella sala sotterranea del
Teatro Nuovo di Napoli, al centro dei Quartieri Spagnoli.
I sette contro Tebe
rappresenta lo
scontro di Eteocle, re di Tebe, e suo fratello Polinice, che assedia le
mura perché ritiene sia giunto il suo turno nel governo della città. I
due fratelli si batteranno e si uccideranno a vicenda. Antigone, loro
sorella, si scontrerà con Creonte, che vuole lasciare insepolto il
cadavere di Polinice, creando così ulteriori divisioni. Eteocle,
Polinice, Antigone, Ismene sono figli di Edipo. Sui figli maschi il
padre aveva scagliato una terribile maledizione: che si dividessero la
reggia con la spada.”
Così il regista Mario Martone presentava il suo Edipo re al
debutto al Teatro Argentina di Roma nel marzo del 2000.
Dal bunker dei Quartieri Spagnoli di Napoli (la Tebe assediata per lo
scontro tra Eteocle e Polinice) al Teatro Argentina (la Tebe della
peste, con la sua platea/agorà del coro-popolo e il palcoscenico-palazzo
dei potenti) fino al Teatro India (Colono, la città dell’accoglienza),
si conclude con questo Edipo a Colono
la trilogia tebana che il regista aveva inaugurato nel 1997.
“Edipo
a Colono
– dichiara Martone – è direttamente collegato all’Edipo re che
misi in scena
al Teatro Argentina: oggi come allora mi interessa l’aspetto collettivo,
legato alle città, alle polis, ai conflitti che le attraversano, spesso
sottovalutato nelle due grandi tragedie di Sofocle. Ancora una volta
sono decisivi la composizione del coro e la collocazione degli
spettatori nello spazio.”
Una continuità sottolineata, anche qui, dall’impianto e dagli interventi
scenici di Mimmo Paladino, per uno spettacolo che, allo spettatore,
chiede un’adesione fisica, una partecipazione rituale. Del Teatro India,
che Mario Martone fondò nel 1999 durante la sua direzione dello stabile
capitolino, verranno utilizzati lo spazio esterno e le sale.
Associazione
teatro di roma
Al tramonto, per 36 rappresentazioni
complessive, sarà il pubblico ad accogliere il cieco Edipo che,
accompagnato dalla figlia Antigone, giunge nei pressi di Colono dove
verrà accolto dal re Tèseo e osteggiato da Creonte. A Colono, il vecchio
Edipo, dopo il drammatico incontro con il figlio Polinice, troverà la
morte.
In scena, in ordine di apparizione, con i costumi di Loredana
Putignani e le luci di
Pasquale Mari,
gli attori Toni Bertorelli (Edipo),
Elena Bucci (Antigone),
Monica
Piseddu
(Ismene), Andrea Renzi (Tèseo), Gianfranco
Varetto (Creonte),
Valerio
Binasco
(Polinice).
Il Coro: Giovanni Calcagno, Davide Compagnone, Francesca
Cutolo, Daria
Deflorian,
Raffaele Di Florio, Roberto Latini,
Giovanni Ludeno, Maria Grazia
Mandruzzato,
Maria Teresa Martuscelli, Gianfranco Quero,
Mario Raffaele,
Salvatore Ragusa.
Regista assistente Andrea De Rosa; regista e scenografo
assistente Raffaele Di Florio; assistente ai costumi Youssef
Tayamoun.
Foto di scena Serafino Amato
Orario di inizio dello spettacolo 19.30
A spettacolo iniziato non è consentito l’ingresso in sala.
Durata dello spettacolo 2 ore
Posto unico: € 10,00
Promozione e
comunicazione
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e-mail:
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ePrima dello spettacolo, 335.12 15 079
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stampa Teatro di Roma
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